#AdRInterview by Matteo Persivale @Corriere.it

Corriere Della Sera 

 

 

 

 

Anna dello Russo mette all’asta il suo

archivio: voglio leggerezza

La fashion editor: «Ho smantellato migliaia di abiti e

accessori che a febbraio verranno battuti da Christie’s

e venduti online su Net-a-Porter. Quel tesoro era diventato

un fardello, lo trasformerò in borse di studio per i giovani»

 

di Matteo Persivale 

 

 

«Questo è il mio patrimonio, il patrimonio della mia vita. Di conoscenze, di cose viste, di cose

imparate. E di vestiti, sì, certo», sospirava un anno e mezzo fa Anna dello Russo nel grande

showroom sotterraneo che ospitava il suo archivio. Migliaia di abiti rarissimi couture e

pret-a-porter, una montagna di scarpe e borse, moltissimi pezzi unici, sample che perfino

le case di moda non hanno negli archivi. «E ora lo smantello. Via, tutto», diceva dello

Russo nel suo bunker, circondata dalle assistenti che catalogavano in attesa di spedire,

lontano dal sotterraneo della casa milanese della fashion editor. Due anni e mezzo di lavoro,

 ed ecco svelato il doppio progetto top secret tenuto celato fino a oggi: il mese prossimo,

durante le sfilate della donna a Milano, l’asta (da Christie’s) e in contemporanea la

messa in vendita su Net-a-Porter di tutti gli abiti di Anna dello Russo, la donna più

fotografata del mondo della moda. Look dopo look, tutto catalogato, certosinamente.

 

Tutto in vendita, «un progetto non profit, il ricavato andrà a una charity, borse di

studio per studenti di moda da tutto il mondo alla Central St Martins di Londra», tranne

qualche rarità assoluta richiesta dal Louvre. E con l’asta, un grande libro: un catalogo

gigantesco edito da Phaidon con tutta la vita lavorativa di Anna dello Russo. «È il mio

modo di celebrare Milano, la mia città, la città che mi ha permesso tutto ciò che ho

realizzato nella mia vita — dice adesso dello Russo presentando il progetto — fashion

editor, stylist, direttore di L’uomo Vogue, il lavoro a Vogue Japan. Non ho voluto fare

l’asta a Londra, New York, Los Angeles, Mosca. No, doveva essere qui. È il mio modo di

restituire la mia fortuna, la fortuna che ho avuto e Milano deve ricevere questa serata

speciale. E le nuove generazione, le ragazze e i ragazzi che amano

la moda, devono ricevere qualcosa del mio archivio».

 

Parte della vendita sarà a prezzi politici per volontà di dello Russo, «perché i vestiti del

mio archivio li voglio vedere vivi, su una ragazzina di quattordici anni magari, non

chiusi da qualche parte, in qualche tomba fashionista. Mi sono liberata di tutto quello

che ho collezionato, un tesoro così grande era diventato un fardello, una pesantezza

per me che amo la leggerezza, che sento il bisogno di leggerezza. Erano abiti che non

potevano dormire nell’armadio, in letargo nel mio archivio sotterraneo o negli armadi di

casa (Anna ha comprato l’appartamento accanto al suo per trasformarlo in maxi-cabina

armadio, il Corriere ne scrisse qualche anno fa, ndr). Il mio archivio non poteva e

non doveva essere lasciato lì senza fine, sotto terra, a temperatura e umidità controllata».

 

E il libro edito da Phaidon (specializzata in volumi d’arte)? «È giocoso, in tutte le

sue sezioni. Come un album delle figure Panini perché chi colleziona vestiti, scarpe

li colleziona come figurine. Ci sono i ricordi delle persone importanti che ho incontrato,

come Helmut Newton per esempio. Tanti testi scritti a mano dal mio diario. E poi ci sono

le campagne che ho curato (mesi e mesi di lavoro per avere le autorizzazioni a ristampare

le immagini, ndr), gli impaginati dei servizi che ho realizzato sulle riviste e che avevo

conservato nei faldoni. La moda sembra un circo ma è un lavoro maniacale, durissimo,

serissimo. Io adesso sembro quella che si veste strano e viene fotografata fuori dalle sfilate,

è un gioco, ma all’inizio della carriera ero più seria dell’Agenzia delle entrate. Poi lo

street style mi ha dato un aspetto ludico e la celebrità sui social media. Ma è una faticaccia.

Quando mi chiedono la prima cosa che ho imparato in trent’anni di lavoro nella

moda rispondo subito: è una faticaccia straordinariamente interessante».

 

Scrive nel libro: «La moda è sempre scomoda! Quando ti senti a tuo agio non hai

mai il look. A volte mi sento un Pagliaccio, a volte sembro un albero di Natale. Tre abiti

al giorno, uno al mattino, uno al pomeriggio uno alla sera… Perché? Perché mi piace, perché

niente ha successo come l’eccesso». «Buffo vero? È una contraddizione in termini questo libro,

come lo sono io. Se non mi conosci ti sembro una che si veste da matta ma in realtà

c’è dietro una disciplina feroce. La moda è terapeutica, è divertente, ma c’è anche pressione

da atleta olimpionico in questo ambiente, e dopo un po’ rischi di scoppiare». Due anni e

mezzo passati a catalogare, analizzare, ricordare. Qualche rimpianto? «Non è stato un lavoro

micidiale: è stato un lavorone micidialone, ma è un passaggio della staffetta, tutta la mia

esperienza da dare ai ragazzi perché continuino da lì in avanti. Ma, ripeto, è un gioco. Io

farò anche altre cose, progetti speciali, ma senza tutto quell’archivio sulle spalle mi

sento meglio, più leggera. Mi sembra di camminare più spedita, senza quell’elegantissimo

catafalco che mi portavo sempre dietro. È bello voltare pagina e guardare al futuro con

occhi diversi: sul mio sito www.annadellorusso.com farò caricare anche un videogioco,

il videogioco di Anna e della moda. Per sorridere un po’ di questo mondo bizzarro».

 

Nessun ripensamento? «Dopo trent’anni? No, no — sorride — Quelli di Phaidon hanno

anche realizzato dei francobolli con la mia faccia, da diciotto euro! Un modo scherzoso per

ricordare che davvero non dobbiamo mai prenderci troppo sul serio, la moda assorbe

tutte le energie di chi ci lavora — lo ripeto ai ragazzi: è una vocazione, in un certo senso,

non un mestiere, perché ti può dare tantissimo ma in cambio ti chiede tutto di te — ma

non può solo assorbire energia e lasciare senza sorriso. Sorridiamo un po’ di queste figurine

Panini, di questi stilisti, di queste fashion editor. La necessità di essere cool, fighi, in ogni

momento, è uno stress sul quale è doveroso scherzare un po’». C’è un capitolo che

si chiama «la Messa cantata» nel quale Anna dispensa consigli di stile: buffi comandamenti

tipo «posso anche essere nuda, a patto che stia indossando le scarpe giuste» e, a volte,

semplici norme di buona creanza («Non indossare occhiali da sole se non sei all’aperto,

a meno che tu sia una VVIP, very very important person: è maleducazione»).

«La maleducazione? Non c’è nulla di meno elegante».

 

 

 

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