Il Caso: Dolce & Gabbana

Stefano Gabbana announced on twitter that all the Dolce & Gabbana shops

in Via della Spiga and Corso Venezia have been closed for today

Cause: Indignation

 

Il comune chiude le porte a D&G

 

L’assessore D’Alfonso non aspetta i giudici sull’evasione fiscale:

“Se ci chiedessero spazi, diremmo loro di no

Da IL GIORNALE 18\07\2013 di Chiara Campo

 

Neanche un mese fa Giuliano Pisapia era arrivato elegante (e a sorpresa) all pranzo

di chiusura delle sfilate di moda maschile organizzato dalla Camera della moda e

l’Uomo Vogue per celebrare il matrimonio Comune-fashion dopo due anni di polemiche

- e stangate. «Non facciamoci scippare la moda dalle altre città europee» è stato l’invito

del sindaco ad un percorso di condivisione. «Io e la giunta – aveva assicurato – siamo

convinti che Milano non riuscirà solo a far sopravvivere, ma a rilanciare anche il territorio

valorizzando sempre più eccellenze quali la moda». Il nuovo corso partirà a settembre per

la settimana delle collezioni Donna, il Comune ha promesso un cartellone di eventi unico

nello stile del Fuorisalone del Mobile con eventi dal centro alla periferia. E i contatti con

la Camera della moda sul programma – causa ferie estive – sono già serratissimi, bisogna

evitare sovrapposizioni, pensare a defilè aperti al pubblico, location pubbliche da riservare

agli stilisti. Ma l’assessore alle Attività produttive Franco D’Alfonso inizia a dettare le condizioni.

E ieri – premettendo che da parte loro non è arrivata finora nessuna richiesta – ha già avvertito

che qualora «stilisti come Dolce e Gabbana dovessero avanzare richieste per spazi comunali,

il Comune dovrebbe chiudere le porte, la moda è un’eccellenza nel mondo ma non abbiamo

bisogno di farci rappresentare da evasori fiscali». Una sassata che rischia di aprire l’ennesimo

strappo tra la giunta di sinistra e il mondo della moda proprio quando Pisapia cercava

di riannodare i fili. Lo scorso 19 giugno Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono

stati condannati in primo grado a un anno e 8 mesi di reclusione, con sospensione

condizionale della pena, per la presunta evasione fiscale di 200 milioni di euro.

Il giudice Antonella Brambilla nella sentenza ha riconosciuto gli imputati colpevoli di

omessa dichiarazione dei redditi ma li ha assolti dall’accusa di dichiarazione infedele

per 800 milioni «perché il fatto non sussiste». D&G, che dovranno versare all’Agenzia

delle Entrate 500mila euro, hanno già annunciato il ricorso in appello per dimostrare

la piena innocenza.  Ma D’Alfonso ha evidentemente già scritto la sentenza finale.

E non si limita al caso particolare, ma estende a chiunque, dai marchi della moda allo

sport o altre categorie considerate di eccellenza, il principio secondo cui «agli evasori

fiscali non bisogna dare vetrine, non è affare nostro fornire “palcoscenici” a chi ha

evidentemente tutte le disponibilità per procurarseli, la giunta ha discrezionalità

per le proprie sedi e progetti, non deve interessarci legare l’immagine e sponsorizzare

questi marchi, non è il lustro che cerchiamo». E non ne fa neanche una questione di danè,

anzi. Sedi «come il Castello o piazza Duomo», per dire, «a stilisti come Dolce e Gabbana» s

empre per dire, «non dovremmo concederle neanche se pagassero fior di quattrini».

E poi Milano non si lamenti se la moda scappa a Parigi o in Cina.

 

 

 

The City closes its doors to D&G

 

The council member D’Alfonso does not wait for the judges

to pronounce themselves regarding the tax evasion:

“If they were to ask us for space our answer would be no.”

 From IL GIORNALE 18\07\2013 by Chiara Campo

 

Not even one month ago Giuliano Pisapia arrived (unexpectedly) and all dressed up at the closing

lunch of the menswear fashion shows organised by the Camera della Moda and l’Uomo Vogue to

celebrate the union between the City and fashion after two years of continuous controversies and

debates. “Let’s not allow other European cities to steal our fashion,” was the invitation of the

Mayor to a proposal of sharing. “Myself and the town council,” he had assured, “are convinced

that Milan will be able to not only survive, but also to re-launch the territory by giving

increasing value to excellencies such as fashion.” The new course will launch in September

for Womenswear fashion week; the City has promised a one-of-a-kind calendar of events, much

like the Fuorisalone del Mobile, with events from the centre to the outskirts of town.

And contacts with the Camera della Moda regarding the program- due to summer holidays-

are already well under way to ensure there are no overlappings, to envisage fashion

show that are open to the public, and to reserve public locations for the designers.

But the council member for Production is starting to lay down the law. And yesterday-

even though no request has been made on their behalf- he warned that should “designers such as

Dolce and Gabbana come forward with requests for city spaces, the City should

deny them this request; fashion is an excellence in the world but we do not need to

be represented by tax evaders.” A blow that risks opening an old wound between the

leftwing council and the fashion world, right when Pisapia was trying to make amends.

Last June 19th, Domenico Dolce and Stefano Gabbana were sentenced to jail at the first

level of trial to 1 year and 8 months, with a suspended sentence, for an alleged tax evasion

of 200 million euros. In the sentence, the judge, Antonella Brambilla,  declared the

 accused guilty of failing to declare their incomes, but acquitted them on charges

of inaccurate tax declarations for 800 million euros “because there is no case to answer.”

D&G,who will have to pay the Italian income revenue authority 500,000 euros, have already

announced their intention to appeal the sentence in order to prove their innocence.

But D’Alfonso has apparently already written his final sentence. And he does not limit himself to

this particular case, but rather extends his sentence to anyone, from fashion brands to sports

brands or other categories which are considered of excellence, according to the principle that

“one shouldn’t provide tax evaders with window displays; it’s not our business to provide a

stage to those who have all the necessary means to acquire them on their own; the council

can decide according to its own discretion regarding its spaces and projects, and we should

not be interested in tying our image to these brands nor sponsoring them since we are not

searching for lustre.” And it’s not a question of money, on the contrary: “Locations such as

the Castle or Piazza Duomo,” for example, “should not be granted to designers such as

Dolce and Gabbana even if they are willing to pay a fortune for them.”

Then, may Milan not complain if fashion escapes to Paris or China.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

source: giornale.it